
Sbarco a Santa Marina Salina
Sbarcare a Santa Marina Salina con l’aliscafo è sempre un momento sospeso: il rumore del motore si spegne e rimane solo l’odore di mare. Ho imboccato via Risorgimento, quasi deserta, interrotta soltanto da una colonia di gatti stesi lungo i marciapiedi. Camminare scalzo sull’asfalto mi pesa sempre: è il passo meno naturale per chi è abituato alla terra e alla sabbia.
L’incontro con la signora Anna
Lungo la strada verso Lingua sono stato accolto dalla signora Anna, che vive lì da una vita. Sua nuora mi ha riconosciuto come “Leoliano scalzo” e, senza tanti convenevoli, mi hanno invitato a entrare. Caffè e un dolcetto di mandorla: il gesto semplice che racconta più di mille parole l’ospitalità di questa isola. Tra un sorso e un aneddoto, la vita scorre in un racconto diretto e sincero.
Il Faro di Lingua e il suo laghetto
Il cammino mi ha portato al Faro di Punta Lingua, accanto all’antico laghetto salmastro. Costruito nel 1953, è una torre bianca di 11 metri che ancora oggi guida i naviganti con un lampo ogni tre secondi. La casa del guardiano ospita oggi il Museo del Mare e del Sale, mentre il laghetto conserva i resti delle antiche saline romane ed è diventato rifugio per aironi, garzette e, a volte, fenicotteri rosa. Un luogo che non è solo paesaggio: è memoria viva dell’isola.
Al faro l’aria sembrava più densa, carica di energia. Era difficile staccarsi da quella luce che pulsa e da quell’acqua immobile, come se tutto fosse in attesa.
Una granita a Lingua
La giornata si è chiusa a Lingua, da Alfredo, con mia cugina Santina. Granita di gelso e mandorla, brioche col tuppo: il gusto autentico che riporta con i piedi a terra dopo un viaggio fatto di incontri, passi e memorie.

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