
Viaggio alle Eolie – Attraverso i secoli, sulle tracce dei viaggiatori
Da anni racconto le Isole Eolie attraverso immagini, video, incontri, storie e memorie. Con il tempo, però, questa passione si è legata sempre di più anche al loro passato. Ho cominciato a cercare vecchi testi, libri di viaggio, diari, relazioni e cronache, all’inizio quasi per curiosità: volevo capire come apparissero queste isole agli occhi di chi arrivava da lontano cento, duecento o cinquecento anni fa.
Poi una ricerca ne ha portata un’altra. Un nome ne ha fatto comparire un altro. Un riferimento trovato in un libro mi ha condotto a un testo diverso, a un viaggiatore dimenticato, a una testimonianza che non conoscevo. Lentamente mi sono accorto di avere davanti qualcosa di molto più grande di una semplice raccolta di curiosità. C’erano naturalisti, scrittori, geografi, diplomatici, religiosi, navigatori, filosofi, pittori. Uomini e donne provenienti da paesi diversi, vissuti in epoche lontanissime tra loro, arrivati alle Eolie con motivazioni completamente differenti.
Alcuni venivano per studiare i vulcani. Altri erano diretti altrove e si ritrovarono nell’arcipelago quasi per caso. Qualcuno sbarcò, qualcuno le osservò soltanto dal mare. Qualcuno affrontò tempeste, bonacce, notti trascorse su piccole barche, sentieri quasi inesistenti e salite verso crateri che allora erano ancora luoghi sconosciuti, temuti e spesso avvolti nella leggenda.
A quel punto è nata l’idea:raccogliere queste testimonianze e trasformarle in un unico grande viaggio attraverso le Eolie del passato.
È nato cosìViaggio alle Isole Eolie – Racconti di altri tempi, di altri viaggi, di altre isole…, un percorso che attraversaquasi 2.700 anni di sguardi sulle nostre isole.
Un viaggio che va indietro nel tempo
Il libro ha una particolarità: il viaggio non procede dal passato verso il presente. Fa esattamente il contrario. Si parte dalle Eolie del Novecento e si torna indietro, pagina dopo pagina, viaggiatore dopo viaggiatore, secolo dopo secolo.
Il primo incontro è conGaetano Falzone, che arriva alle Eolie nel 1949 e comprende di trovarsi davanti a un momento di passaggio. Il cinema è arrivato a Stromboli, gli occhi del mondo cominciano a rivolgersi verso l’arcipelago e Falzone utilizza un’espressione che mi è rimasta impressa:«Suona oggi per le Eolie l’ora zero».
Da quel momento comincia il viaggio a ritroso. Arrivano Luigi Vittorio Bertarelli e l’Arciduca Ludwig Salvator d’Austria, Gaston Vuillier, Guy de Maupassant, Élisée Reclus, Elpis Melena, Alexandre Dumas, Spallanzani, Dolomieu, Hamilton. E poi ancora più indietro: Pietro Campis, Athanasius Kircher, Piri Reis, Pero Tafur, Ruy González de Clavijo, Ibn Jubayr, Villibaldo, Arculfo, Polibio, Tucidide, Senofane. Fino ad arrivare là dove storia, geografia e mito cominciano quasi a confondersi:Omero e l’isola di Aiolos.
Una ricerca, ma raccontata come un viaggio
Questo lavoro nasce quindi dalla ricerca, ma non volevo che il risultato diventasse un trattato storico o una semplice successione di documenti. Non volevo neppure riempire ogni pagina di note, numeri e riferimenti che interrompessero continuamente la lettura. Le fonti ci sono, sono fondamentali e sono raccolte alla fine del volume, ma durante il viaggio ho preferito lasciare spazio alle persone e alle loro esperienze.
Ho cercato di entrare dentro quelle testimonianze: seguire una barca, una salita, una tempesta, un approdo, una notte trascorsa guardando Stromboli accendersi nel buio. La lingua è stata resa leggibile per un lettore di oggi, mantenendo il più possibile i luoghi, gli avvenimenti e soprattutto lo sguardo del viaggiatore. Quando la testimonianza lo permette, il racconto conserva anche la prima persona.
Perché l’idea è proprio questa:salire sulla loro barca e provare, per qualche pagina, a guardare le Eolie con i loro occhi.
Elpis Melena: quando le isole smettono di essere nomi
Tra tutti i viaggi incontrati durante questa ricerca, quello diElpis Melenaè sicuramente uno di quelli che mi ha coinvolto di più. Il suo vero nome era Marie Espérance von Schwartz. Nel 1860 parte dalla Calabria e raggiunge Stromboli su una piccola imbarcazione tutt’altro che rassicurante. La barca imbarca acqua, i marinai devono continuamente svuotarla e il vento decide la rotta molto più degli uomini. Non esistono orari e non esistono certezze.
Mentre lentamente si avvicina all’arcipelago, accade qualcosa che ancora oggi racconta perfettamente cosa significhi arrivare alle Eolie dal mare. Nel libro quel momento diventa:
Fino ad allora erano state nomi. Adesso erano davanti ai miei occhi.
Le isole non sono più figure della mitologia o punti sopra una carta. Sono rocce vere illuminate dal sole, montagne che emergono dall’acqua, terre alle quali ci stiamo realmente avvicinando.
È una sensazione che, in fondo, esiste ancora. Possiamo aver visto mille fotografie di Stromboli, conoscere perfettamente la forma di Salina o avere davanti una carta geografica delle sette isole. Ma quando appaiono davvero dall’orizzonte, diventano un’altra cosa.
Elpis continua a navigare. Arriva la notte, gli uomini si addormentano e lei rimane sveglia. Davanti alla barca c’è Stromboli:
Per lunghi momenti la montagna sembra immobile. Poi dal cratere arriva un brontolio profondo e una massa di pietre incandescenti viene lanciata nell’oscurità.
Il fuoco appare. Scompare. E ritorna.
Poche righe, ma dentro ci sono il mare, la notte, il silenzio e il vulcano. Ed è esattamente questo che cercavo durante questa ricerca.
Stromboli nel 1860
Elpis Melena non si limita a osservare Stromboli dal mare. Sbarca, dorme perfino su una panca di pietra prima di trovare qualcuno disposto a ospitarla, cammina tra le case, osserva le vigne, parla con gli abitanti e decide naturalmente di fare ciò che quasi tutti i grandi viaggiatori arrivati qui desideravano fare:salire sulla Muntagna.
La salita diventa un’avventura. Prima le vigne, poi la cenere, il vento, le guide improvvisate, la fatica, le cadute e perfino le risate. Infine il vulcano comincia a lanciare pietre incandescenti mentre una tempesta si avvicina all’isola. Elpis arriva vicinissima alla sommità, poi comprende che bisogna fermarsi e torna indietro.
La sua permanenza alle Eolie continua. Da Stromboli raggiunge Panarea, passa tra Basiluzzo, Dattilo, Lisca Bianca, Lisca Nera e le Formiche, attraversa Salina a piedi, sale sulla Fossa delle Felci, raggiunge Lipari e poi Vulcano. Entra nelle case, mangia con gli isolani, ascolta storie, si arrabbia, si diverte e si stupisce. Ed è proprio questo che rende il suo racconto straordinariamente moderno: non osserva semplicemente le Eolie,le attraversa.
Spallanzani e un fuoco visto da cento miglia
Qualche decennio prima, nel 1788, un altro uomo si stava avvicinando alla Sicilia. EraLazzaro Spallanzani, naturalista, scienziato e osservatore instancabile. Aveva lasciato Napoli il 24 agosto e la notte era già avanzata quando nel buio vide qualcosa.
Nel libro il suo incontro con Stromboli comincia così:
Da principio mi parve un soffio di vampa che improvvisamente mi ferisse gli occhi e subito scomparisse. Dopo dieci o dodici minuti tornava a mostrarsi, poi nuovamente si dileguava.
Stromboli era ancora lontanissimo. L’isola non si vedeva.Si vedeva soltanto il fuoco.
Quell’immagine mi ha affascinato moltissimo. Oggi arriviamo alle Eolie guardando una carta sul telefono, il GPS e l’orario previsto di arrivo. Spallanzani viaggiava nel buio del Mediterraneo e la prima indicazione dell’esistenza dell’isola era una luce che appariva e scompariva all’orizzonte.
Rimase per ore a osservarla. Poi raggiunse Lipari e decise che pochi giorni non sarebbero bastati. Vi rimase quasi un mese, visitò le isole, interrogò pescatori e marinai, osservò fumarole, rocce, crateri e fenomeni vulcanici, tornando più volte negli stessi luoghi. Per lui le Eolie erano un enorme laboratorio naturale e gli apparivano, in un certo senso, comefiglie del fuoco.
Alexandre Dumas e l’Alicudi senza porto
Poi ci sono viaggiatori che alle Eolie arrivano con uno spirito completamente diverso. Uno di questi èAlexandre Dumas. Nel 1835 naviga su una piccola speronara insieme ai suoi uomini, tra mare, vento, remi e canzoni dei marinai. Quando davanti alla barca compare Alicudi, la descrizione diventa quasi essenziale:
Alicudi non ha porto. Non ha rada. Non ha quasi un punto dove approdare.
Eppure scendono. Le onde battono contro le rocce, uno dei marinai finisce in acqua e il viaggio continua.
È proprio attraverso questi piccoli episodi che ci si rende conto di quanto fosse differente raggiungere le Eolie. Oggi possiamo lamentarci di un ritardo. Allora arrivare su un’isola poteva significare aspettare il vento giusto, cambiare destinazione, dormire dove capitava, restare bloccati per giorni o semplicemente rinunciare.
1403: una notte tra le isole di fuoco
Andando ancora indietro il racconto cambia completamente. Nel luglio del1403, l’ambasciatore castiglianoRuy González de Clavijoattraversa l’arcipelago durante il lunghissimo viaggio che lo porterà fino alla corte di Tamerlano a Samarcanda.
I nomi stessi delle isole sembrano appartenere a un altro mondo: Strangol, Lipar, Salinas, Bolcani, Paranea. Clavijo vede Stromboli nella notte:
Sulla montagna di Strangol si apriva una bocca dalla quale uscivano fumo e fuoco. Durante la notte la vedemmo accendersi.Il fuoco si levava nel buio e noi potevamo osservarlo direttamente dalla carraca mentre continuavamo a navigare.
Poi arriva la tempesta. Le vele vengono strappate, la nave rimane in balia del mare e sopra gli alberi compaiono misteriose luci che gli uomini interpretano attraverso la propria fede e le proprie credenze. Intorno, le isole continuano a fumare.
Leggere un racconto simile significa entrare per qualche pagina nel Mediterraneo di oltre seicento anni fa. Un mare nel quale un vulcano non era ancora soltanto un fenomeno geologico. Poteva essere un segno, una minaccia, una porta verso qualcosa che gli uomini non riuscivano ancora a spiegare.
Quando Vulcano era una porta dell’Inferno
Più si torna indietro, più cambia il modo di guardare le isole. Ciò che per Spallanzani diventa un fenomeno da osservare e studiare, per molti viaggiatori medievali appartiene ancora a un mondo nel quale natura, fede e paura convivono.
Vulcano fuma, la terra trema, dal terreno escono vapori, si sentono rumori sotterranei e le pietre vengono lanciate verso il cielo. Per uomini che non possedevano le nostre conoscenze scientifiche, quel paesaggio poteva assumere un significato completamente diverso. E così nelle pagine compaiono demoni, anime, Inferno e fuoco sotterraneo.
È una delle trasformazioni che più mi ha colpito durante la ricerca.Le isole rimangono quasi le stesse. A cambiare sono gli uomini che le guardano.
Gli stessi luoghi, occhi completamente diversi
È forse questo il vero filo che tiene insieme tutto il volume. Gli stessi luoghi vengono osservati a distanza di secoli: Stromboli, Lipari, Vulcano, Salina, Panarea, Filicudi, Alicudi. Ma ogni viaggiatore vede qualcosa di differente.
Il naturalista cerca il vulcano, il geografo misura la costa, il navigatore cerca un approdo, lo scrittore osserva gli uomini, il religioso interpreta il fuoco, il diplomatico annota ciò che incontra durante il proprio viaggio, il poeta trasforma il mare in mito.
E a volte sono proprio i particolari più piccoli a raccontarci ciò che il tempo ha cancellato: una casa, una cisterna, un sentiero, una vigna, una barca tirata sulla spiaggia, una donna che porta l’acqua, un marinaio che aspetta il vento, un paese senza porto.
Fino a Omero
A un certo punto non è più possibile tornare indietro senza entrare completamente nel mito. Ed è lì che ho deciso di fermarmi: conOmero, con l’Odissea e con Aiolos, custode dei venti.
È importante dirlo chiaramente: Omero non dice che l’isola di Aiolos fosse Lipari, Stromboli o un’altra delle Eolie. Quel collegamento nascerà successivamente. Nel poema esiste semplicemente un’isola straordinaria:
Sembrava galleggiare sul mare.Tutt’intorno correva una muraglia di bronzo e dalle acque si alzavano pareti di roccia ripidissime.
È il punto più lontano al quale questo viaggio può arrivare. Da quel momento, andando ancora più indietro, non avremmo più viaggiatori da seguire. Avremmo archeologia, preistoria, ossidiana, rotte del Mediterraneo antico, ma non più una voce che ci racconta di avere visto le isole.
Ed è per questo che il viaggio termina lì: con un’isola nel mare, un uomo chiamato Aiolos e un sacco nel quale sono rinchiusi i venti.
Quasi 2.700 anni di sguardi sulle Eolie
Quando ho cominciato a cercare queste testimonianze non immaginavo di trovarne così tante. Alcuni protagonisti sono famosissimi, altri quasi dimenticati. Alcuni hanno dedicato alle Eolie decine di pagine, altri soltanto poche righe. Ma messe tutte insieme raccontano qualcosa di straordinario: come uomini provenienti da epoche e culture completamente diverse abbiano guardato queste sette piccole isole per quasi tre millenni.
E raccontano anche quanto siano cambiate. O forse quanto, sotto certi aspetti, siano rimaste le stesse. Il vento continua a decidere molte cose. Il mare continua a separare e unire. Stromboli continua ad accendersi nella notte. Vulcano continua a respirare. E arrivare alle Eolie dal mare conserva ancora qualcosa che nessuna fotografia può anticipare completamente.
Perché raccogliere questi racconti
Sono cresciuto a Stromboli. Per me molti dei luoghi descritti in queste pagine appartengono alla vita quotidiana. Forse proprio per questo leggere come li vedeva qualcuno arrivato duecento, cinquecento o mille anni fa è diventato così affascinante.
A volte riconoscevo immediatamente un luogo, altre volte no. A volte incontravo qualcosa che esiste ancora, altre volte un mondo completamente scomparso. E durante tutta questa ricerca mi sono ritrovato continuamente a immaginare una nave che compare davanti all’isola, un uomo che sale per la prima volta verso un cratere, una donna che attraversa Salina, una barca che gira attorno a Stromboli nel buio, un viaggiatore che guarda il fuoco da lontano e non sa ancora cosa troverà quando arriverà.
È questo che ho cercato di raccogliere nel libro. Non soltanto la storia delle Eolie, magli sguardi di chi è arrivato qui e le ha viste, spesso per la prima volta.

Viaggio alle Isole Eolie – il libro è in arrivo
Viaggio alle Isole Eolie – Racconti di altri tempi, di altri viaggi, di altre isole…è attualmente nelle ultime fasi di preparazione. Oltre quattrocento pagine e quasi 2.700 anni attraversati seguendo viaggiatori, scrittori, naturalisti, navigatori, geografi e uomini e donne che hanno lasciato una testimonianza del proprio incontro con l’arcipelago.
Da Gaetano Falzone fino a Omero. Dal Novecento all’isola di Aiolos. Dalla storia fino al mito.
Presto il viaggio potrà cominciare.
Quando il libro sarà disponibile, questa pagina verrà aggiornata con il collegamento diretto per acquistarlo. Nel frattempo continuerò a raccontarne qualche storia, perché dopo aver ritrovato tutte queste voci sarebbe davvero un peccato lasciarle chiuse dentro un libro.
Buon viaggio.




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