
Le Eolie non sono un luogo da consumare
Chi arriva alle Eolie lo riconosci subito, non importa da quale aliscafo sia sceso, né da quanto tempo viaggi. Potrebbe aver attraversato mezza Europa o essere partito da Milazzo appena un’ora prima: appena mette piede sull’isola assume la stessa espressione di chi sta entrando dentro una promessa.
Ha sempre troppe cose. Valigie rigide trascinate sulle basole sconnesse del porto, zaini tecnici comprati nuovi per l’occasione, cappelli di paglia ancora senza pieghe, creme solari protezione cinquanta infilate nelle tasche laterali degli zaini. Si guarda intorno con un entusiasmo quasi commovente, cercando contemporaneamente il mare, il b&b, il transfer, il tramonto, la granita giusta e forse anche una versione migliore di sé stesso.
Chi arriva vuole vedere tutto
Chi arriva alle Eolie vuole vedere tutto: le spiagge nere, i vulcani, le cave di pomice.
Le ginestre.
Le terrazze bianche.
Le scalinate.
I fichi d’India.
Le albe.
Le eruzioni.
Le barchette dei pescatori.
Le stelle, soprattutto le stelle.
Passa i primi giorni a fotografare ogni cosa con la paura costante di perdersi qualcosa. Il mare appena visto deve essere immediatamente condiviso con qualcuno rimasto altrove. La prima granita va documentata, la prima cena pure, perfino il vento, all’inizio, sembra pittoresco.
Quando il vento decide
Poi il vento decide di alzarsi davvero ed è lì che le Eolie cominciano a fare selezione.
Chi arriva pensa ancora che le isole siano una cartolina, chi resta, invece, sa che sono soprattutto un carattere.
Qui il vento non è paesaggio è autorità, decide se parti o se rimani bloccato, se dormi oppure no, se puoi attraccare, se mangerai pesce o pasta in bianco, se il bucato si asciugherà in mezz’ora o resterà umido per giorni.
Decide persino l’umore della gente.
Chi arriva combatte il vento, chi resta apre le finestre e controlla da dove tira.
Imparare il ritmo dell’isola
Con il tempo succede una cosa strana: le persone che rimangono smettono lentamente di opporsi all’isola, perdono certe rigidità continentali senza neppure accorgersene e imparano che gli orari sono indicativi, che il mare ha sempre l’ultima parola, che si può rimandare a domani e che certe giornate non vanno vinte ma assecondate.
Persino il corpo cambia ritmo. Chi arriva cammina veloce, chi resta no. Chi arriva riempie le giornate, chi resta impara a lasciarne vuote alcune senza sentirsi in colpa.
Chi vive davvero le Eolie
D’estate quelli che vivono sulle isole si riconoscono perché sanno muoversi nel caos con una specie di rassegnazione elegante, sgusciano via tra trolley enormi, famiglie accaldate e motorini a noleggio guidati male. Non odiano i turisti, anzi, in fondo li capiscono perché quasi tutti quelli che restano sono stati, almeno una volta, persone arrivate qui per sbaglio o per fame d’aria.
Quando l’isola cambia faccia
La differenza è che alcuni, a un certo punto, smettono di guardare le Eolie come un posto da consumare e iniziano ad accettarle come qualcosa a cui appartenere ed è allora che l’isola cambia faccia.
Non diventa più facile, diventa soltanto vera.

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