
La storia di San Bartolo, patrono e protettore dell’arcipelago
Per gli eoliani è semplicemente San Bartolo.
Il suo nome appartiene a Lipari da così tanti secoli che è difficile separare la storia dell’isola da quella del suo patrono. La Cattedrale porta il suo nome, la sua statua d’argento attraversa ancora oggi le strade della città e quattro volte l’anno Lipari rinnova una devozione che affonda le proprie radici nei primi secoli del Cristianesimo.
Dietro quelle processioni, il Vascelluzzo, il Sacro Pollice e le feste che ancora oggi scandiscono l’anno esiste una storia antichissima. Una storia che attraversa quasi diciotto secoli e nella quale fede, memoria e avvenimenti storici si sono intrecciati fino a diventare parte dell’identità stessa delle Isole Eolie.
Chi era San Bartolomeo
Bartolomeo fu uno dei dodici Apostoli di Gesù. Il suo nome compare nei Vangeli di Matteo, Marco e Luca e negli Atti degli Apostoli. Un’antichissima tradizione cristiana lo identifica inoltre con Natanaele, il discepolo presentato nel Vangelo di Giovanni e condotto da Filippo davanti a Gesù.
Dopo la morte e la resurrezione di Cristo, Bartolomeo partì per annunciare il Vangelo. Le antiche tradizioni cristiane ricordano la sua predicazione in Oriente e soprattutto in Armenia, dove avrebbe incontrato il martirio.
La tradizione più conosciuta racconta che fu scorticato vivo e successivamente decapitato. Per questo motivo nell’arte cristiana San Bartolomeo viene spesso raffigurato con un coltello, simbolo del suo martirio, oppure mentre porta con sé la propria pelle. Una delle rappresentazioni più celebri è quella realizzata da Michelangelo nel Giudizio Universale della Cappella Sistina.
La Chiesa cattolica celebra San Bartolomeo Apostolo il 24 agosto. Ma per Lipari la storia di San Bartolo comincia molti secoli prima delle feste che conosciamo oggi. Comincia dal mare.
Il viaggio delle reliquie verso Lipari
Secondo l’antica tradizione, dopo il martirio il corpo dell’Apostolo venne deposto in un’arca. Le sue reliquie, insieme a quelle di altri martiri, furono affidate al mare. L’arca contenente il corpo di Bartolomeo non scomparve però tra le acque.
Iniziò invece un viaggio straordinario attraverso il Mediterraneo, fino a raggiungere le coste delle Isole Eolie. Era il 13 febbraio del 264.
In quegli anni il vescovo di Lipari era Agatone. La tradizione racconta che San Bartolomeo gli apparve in sogno, annunciandogli il proprio arrivo e indicandogli il luogo nel quale avrebbe trovato le sue spoglie.
Agatone si recò allora sulla riva insieme al clero e agli abitanti dell’isola. L’arca era lì. Era arrivata dal mare.
Il racconto tramandato nei secoli narra anche delle difficoltà incontrate nel trasportarla. Gli uomini provarono a spostarla, ma ogni tentativo sembrava inutile. Soltanto quando intervennero dei bambini fu possibile condurre l’arca verso il luogo destinato ad accoglierla.
Lipari accolse così colui che sarebbe diventato il suo patrono e il protettore dell’intero arcipelago. San Bartolomeo era arrivato alle Eolie.
Ed è forse difficile immaginare un’immagine più adatta a queste isole: un Santo giunto attraverso il mare e accolto da una comunità che del mare aveva fatto la propria vita.

Lipari e il culto di San Bartolomeo
Da quel momento la devozione verso l’Apostolo divenne sempre più profondamente legata alla vita dell’isola. Le testimonianze storiche dei secoli successivi mostrano quanto il culto di San Bartolomeo fosse ormai importante e quanto Lipari fosse conosciuta nel mondo cristiano proprio per la presenza delle sue reliquie.
L’isola divenne anche luogo di pellegrinaggio. Nel 729, durante il lungo viaggio che lo avrebbe portato verso la Terra Santa, arrivò a Lipari anche San Villibaldo, pellegrino anglosassone che volle fermarsi sull’isola per venerare le reliquie dell’Apostolo.
È un particolare che permette di comprendere l’importanza raggiunta da Lipari nell’Alto Medioevo. Un uomo partito dall’Europa settentrionale e diretto verso Gerusalemme conosceva l’esistenza delle reliquie di San Bartolomeo e raggiunse questa piccola isola del Mediterraneo per venerarle.
Lipari era ormai diventata una delle terre legate alla memoria dell’Apostolo.
L’incursione musulmana e la partenza delle reliquie
Nel IX secolo le Eolie attraversarono uno dei periodi più drammatici della loro storia. Tra l’838 e l’839 Lipari subì una devastante incursione musulmana. La città venne distrutta, molti abitanti furono uccisi e altri deportati.
Anche il luogo nel quale erano custodite le reliquie di San Bartolomeo venne profanato. La tradizione racconta che le sacre spoglie furono disperse, ma alcuni monaci riuscirono a riconoscerle e recuperarle.
Le reliquie lasciarono quindi Lipari e raggiunsero successivamente Benevento, dove la devozione verso San Bartolomeo avrebbe assunto a sua volta una straordinaria importanza.
Per Lipari cominciarono secoli difficili. L’isola conobbe un lungo periodo di decadenza e spopolamento. Ma San Bartolomeo, anche se le sue spoglie avevano lasciato l’isola, non lasciò mai la memoria degli eoliani.
Da Benevento a Roma
La storia delle reliquie proseguì nei secoli successivi. Benevento divenne uno dei grandi centri della devozione all’Apostolo e ancora oggi la città conserva un fortissimo legame con San Bartolomeo.
Alla fine del X secolo una parte delle reliquie venne portata anche a Roma, durante il regno dell’imperatore Ottone III. Sull’Isola Tiberina sorse la Basilica di San Bartolomeo all’Isola, ancora oggi dedicata all’Apostolo.
Lipari, Benevento e Roma divennero così tre luoghi profondamente legati alla storia delle sue reliquie. Ma nelle Eolie il culto non si spense. Anzi, quando Lipari tornò a rinascere, San Bartolomeo tornò immediatamente al centro della vita della comunità.
La rinascita normanna di Lipari
Una nuova pagina della storia eoliana si aprì con l’arrivo dei Normanni. Nel 1083 il conte Ruggero I inviò a Lipari l’abate Ambrogio insieme a un gruppo di monaci benedettini.
Sul Castello cominciò la rinascita religiosa e civile dell’isola. Vennero costruiti il monastero e una nuova chiesa. E quella chiesa fu dedicata ancora una volta a San Bartolomeo.
Nel 1131, con la riorganizzazione della sede vescovile, la chiesa divenne Cattedrale. Accanto ad essa rimane ancora oggi una delle testimonianze più preziose di quella stagione: il magnifico chiostro normanno, sopravvissuto alle distruzioni che nei secoli successivi avrebbero nuovamente colpito Lipari.
La scelta di dedicare la nuova chiesa a San Bartolomeo racconta quanto fosse rimasto profondo il legame tra il Santo e gli abitanti. Le reliquie avevano lasciato l’isola da secoli. San Bartolo, invece, era rimasto.
Il sacco di Lipari del 1544
Nel 1544 Lipari visse un’altra delle pagine più tragiche della propria storia. La flotta ottomana guidata da Khayr al-Din, conosciuto in Occidente come Barbarossa, attaccò l’isola.
Lipari venne devastata. Una parte consistente della popolazione fu catturata e deportata e anche la Cattedrale subì gravissimi danni. La città dovette essere nuovamente ricostruita.
Anche la chiesa di San Bartolomeo risorse dalle proprie rovine e nei secoli successivi venne ampliata e trasformata fino ad assumere progressivamente l’aspetto che conosciamo oggi.
Nel Settecento furono realizzati importanti interventi decorativi, cappelle e opere d’arte. Nel 1728 venne realizzata anche la grande statua d’argento di San Bartolomeo, ancora oggi protagonista delle celebrazioni dedicate al patrono.

Il Sacro Pollice e le reliquie di San Bartolomeo
Lipari conserva ancora preziose reliquie attribuite a San Bartolomeo. Tra le più importanti e venerate vi è il Sacro Pollice, custodito in un prezioso reliquiario d’argento.
La storia del Sacro Pollice attraversa vicende complesse. Secondo la tradizione riportata dal Comune di Lipari, la reliquia era custodita nella Cattedrale insieme ad altre reliquie e, dopo il sacco di Lipari del 1544, venne portata via dall’isola.
Attraverso diversi passaggi arrivò successivamente a Napoli. Nel 1585, durante l’episcopato di Martino d’Acugna, il Sacro Pollice venne riportato a Lipari.
Oggi la reliquia è custodita in una teca d’argento raffigurante un braccio benedicente e continua a essere esposta in occasione delle celebrazioni dedicate al patrono.
Un’altra importante reliquia, tradizionalmente identificata con un frammento della pelle dell’Apostolo, è invece custodita nel simbolo forse più caratteristico della devozione liparese: U Vascelluzzu.
U Vascelluzzu e il miracolo del grano
Per comprendere il Vascelluzzo bisogna tornare al 1672. Lipari attraversava un periodo di gravissima carestia. Il grano scarseggiava e la fame minacciava la popolazione.
La tradizione ricorda in quei giorni l’arrivo provvidenziale di un carico di grano, attribuito dalla popolazione alla protezione di San Bartolomeo. Quell’episodio rimase profondamente impresso nella memoria collettiva dell’isola.
Secoli dopo prese forma uno dei simboli più belli della devozione eoliana: U Vascelluzzu, un grande reliquiario realizzato a forma di nave.
L’attuale Vascelluzzo fu realizzato dagli argentieri palermitani Perricone-Marano e venne benedetto il 23 agosto 1930. Secondo la documentazione conservata dal Comune di Lipari, per la sua realizzazione furono utilizzati circa 30 chilogrammi d’argento e 2 chilogrammi d’oro.
Sul piccolo vascello è custodita la teca contenente il frammento attribuito alla pelle del Santo, insieme a una statuetta d’oro di San Bartolomeo. Durante le grandi processioni il Vascelluzzo precede la statua d’argento del patrono.
E ancora una volta ritorna il mare. Una nave d’argento porta per le strade di Lipari la reliquia del Santo che, secondo l’antica tradizione, proprio dal mare era arrivato sull’isola nel 264.
Le quattro feste di San Bartolomeo
Una particolarità della devozione liparese è che San Bartolomeo viene festeggiato quattro volte durante l’anno. Ognuna di queste ricorrenze conserva una parte della storia e della memoria dell’isola.
13 febbraio – San Bartolo dei Pescatori
Il 13 febbraio ricorda l’arrivo delle reliquie di San Bartolomeo a Lipari nel 264. È tradizionalmente conosciuta come la festa di San Bartolo dei Pescatori.
Una ricorrenza particolarmente significativa in una comunità che per secoli ha vissuto del mare e attraverso il mare. È il giorno nel quale Lipari ricorda l’inizio del proprio legame con il Santo.
5 marzo – San Bartolo dei Contadini
Il 5 marzo viene celebrato San Bartolo dei Contadini. Il nome stesso della festa racconta un’altra parte della vecchia società eoliana.
Prima che il turismo trasformasse profondamente l’economia delle isole, la vita degli eoliani era legata non soltanto alla pesca e alla navigazione, ma anche alla terra: vigneti, capperi, ulivi e piccoli appezzamenti coltivati persino sui pendii delle montagne.
San Bartolo proteggeva chi andava per mare e chi lavorava la terra.
24 agosto – La grande festa di San Bartolomeo
Il 24 agosto è la festa liturgica di San Bartolomeo Apostolo e rappresenta la più importante delle celebrazioni liparesi. Per giorni Lipari si prepara alla festa.
La statua d’argento del Santo e il Vascelluzzo lasciano la Cattedrale e attraversano le strade della città accompagnati dai fedeli e dalle confraternite. La processione raggiunge Marina Corta e il mare torna ancora una volta a fare da sfondo al rapporto tra San Bartolomeo e il suo popolo.
Non è soltanto il patrono della città di Lipari. San Bartolomeo è patrono e protettore delle Isole Eolie.
16 novembre – Il ringraziamento dopo il terremoto
La quarta festa viene celebrata il 16 novembre ed è legata al terremoto del 1894 che colpì la Calabria meridionale e l’area dello Stretto di Messina.
A Lipari la protezione dell’isola venne attribuita all’intercessione di San Bartolomeo. Il 16 novembre divenne così una giornata di ringraziamento al patrono.
Ancora una volta, davanti a uno dei pericoli che da sempre accompagnano la vita di queste isole vulcaniche, gli eoliani si affidarono al loro Santo.
San Bartolo e le sette isole
Chiamarlo soltanto patrono di Lipari racconta quindi solo una parte della sua storia. San Bartolomeo è il patrono e protettore dell’intero arcipelago eoliano.
Per secoli gli abitanti delle sette isole hanno vissuto in un territorio bellissimo ma fragile. Eruzioni, terremoti, tempeste, carestie, incursioni, isolamento ed emigrazione hanno segnato profondamente la storia delle Eolie.
In questo mondo la devozione non era qualcosa di separato dalla vita quotidiana. Il Santo era invocato dal pescatore prima di affrontare il mare, dal contadino che aspettava la pioggia, dalle famiglie nei momenti di pericolo.
San Bartolo era protezione, ma anche appartenenza. Ed è probabilmente questa una delle ragioni per cui il suo culto ha attraversato quasi diciotto secoli senza perdere il proprio significato.
Una storia che continua
Dal 264 a oggi sono trascorsi quasi diciotto secoli. Sono cambiati gli abitanti, le case, le barche e il modo di vivere queste isole.
Lipari è stata distrutta e ricostruita. Ha conosciuto invasioni, terremoti, carestie ed emigrazioni. Generazioni di eoliani sono partite verso l’America, l’Australia e altri luoghi lontanissimi portando con sé una parte delle proprie isole.
Eppure San Bartolo è rimasto.
Ogni anno la sua statua continua a lasciare la Cattedrale. Il Vascelluzzo continua a percorrere le strade di Lipari. Le campane continuano a suonare e la gente continua ad accompagnare il Santo verso il mare.
La storia documentata ci permette di seguire questa devozione attraverso molti secoli; la tradizione ne conserva le parti più antiche e profonde, tramandate di generazione in generazione.
Ed è proprio dall’unione di queste due memorie che nasce la storia di San Bartolomeo alle Eolie. Una storia cominciata, secondo l’antica tradizione liparese, il 13 febbraio dell’anno 264, quando il vescovo Agatone vide in sogno l’Apostolo e andò incontro alle sue reliquie.
Una storia che comincia dal mare. E che, alle Eolie, non è ancora finita.
Fonti e approfondimenti
Enciclopedia Treccani – voci dedicate alle Isole Eolie e a San Bartolomeo, per la storia del culto dell’Apostolo a Lipari, i pellegrinaggi medievali, l’incursione musulmana e il trasferimento delle reliquie.
Comune di Lipari – documentazione storica e culturale dedicata a San Bartolomeo, al Sacro Pollice, alle reliquie e al Vascelluzzo.
Basilica Concattedrale di San Bartolomeo – documentazione relativa alla storia della Cattedrale e alla devozione al patrono.
Regione Siciliana – Parchi Archeologici – documentazione sulla Cattedrale di San Bartolomeo e sul complesso monumentale del Castello di Lipari.
Piano di Gestione UNESCO delle Isole Eolie – Regione Siciliana – documentazione sulle tradizioni e sul patrimonio culturale dell’arcipelago.
Fonti della Santa Sede dedicate a San Bartolomeo Apostolo – per la tradizione apostolica, il martirio, il culto e la ricorrenza liturgica del 24 agosto.
Tradizione agiografica di San Bartolomeo – per il racconto della traslazione delle reliquie a Lipari, il sogno del vescovo Agatone e l’accoglienza delle spoglie dell’Apostolo.
Fonti medievali relative a San Villibaldo – per il pellegrinaggio a Lipari durante il viaggio verso la Terra Santa.
Le vicende relative all’arrivo delle reliquie nel 264 e al sogno del vescovo Agatone sono riportate secondo l’antica tradizione religiosa e agiografica liparese, tramandata nei secoli.
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Chi sono io

Mi chiamoLeonardo Nardi, conosciuto online comeLeoliano Scalzo.
Vivo e racconto leIsole Eolie, dove sono cresciuto, ai piedi del vulcano di Stromboli.
Attraverso video, cammini, viaggi lenti e incontri, racconto le isole per quello che sono davvero: non cartoline, ma territori vivi, fragili e pieni di storie.
Cammino molto, spesso senza itinerari prestabiliti, seguendo l’istinto e il tempo dell’isola.
Questo blog nasce per condividereesperienze autentiche nelle Isole Eolie, tra natura, mare, vulcani e memoria.
Un modo semplice per far conoscere le isole a chi arriva, e per ricordare a chi ci vive quanto siano preziose.
Alla via così.



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